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Master Traffic

Dicembre 2020

Situazione Italia al 01/12/2020

Dicembre 2020

Deceduti: 785

Dati Giornalieri  Incrementi Giornalieri

Data

Positivi

Deceduti

Guariti

Totali

Incrementi Giornalieri Positivi Incrementi Giornalieri Deceduti

Incrementi Giornalieri Guariti

Incrementi Giornalieri Totali

Incrementi Giornalieri Deceduti Rispetto al Giorno Prima

01/12/2020

779945

56361

784595

1620901

-8526

+785

+27088

+19347

+113

Data

Positivi

Deceduti

Guariti

Totali

Incrementi Giornalieri Positivi Incrementi Giornalieri Deceduti

Incrementi Giornalieri Guariti

Incrementi Giornalieri Totali

Incrementi Giornalieri Deceduti Rispetto al Giorno Prima

Situazione Regioni

Situazione Regioni al 01/12/2020

 

  Deceduti Deceduti  
  Situazione Situazione  
Regioni Precedente Attuale Totali
  al 30/11/20 al 01/12/20 785
★Lombardia 21.855 22.104 249
★Veneto 3.711 3.818 107
★Piemonte 6.239 6.303 64
★Lazio 2.367 2.431 64
★Emilia Romagna 5.753 5.805 52
★Campania 1673 1721 48
★Sicilia 1555 1589 34
★Puglia 1483 1517 34
★Toscana 2.641 2.673 32
★Friuli Venezia Giulia 838 863 25
★Liguria 2.387 2.404 17
★Abruzzo 893 906 13
★Marche 1.264 1.276 12
★Umbria 407 415 8
★Trento 654 662 8
★Calabria 295 301 6
★Sardegna 444 449 5
★Bolzano 531 534 3
★Valle d'Aosta 315 317 2
★Molise 118 120 2
★Basilicata 153 153 0
Totali 55.576 56.361 785

Situazione Mondiale

USA Italia Messico Brasile Francia Polonia Gran Bretagna Russia India Iran Spagna Germania Argentina

Ucraina Colombia Romania Turchia Bulgaria Belgio Repubblica Ceca Indonesia Ungheria Austria Grecia Svizzera Sudafrica

Canada Portogallo Olanda Marocco Giordania Tunisia Svezia Croazia Serbia Pakistan Perù Slovenia Bosnia

  

Situazione Mondiale in tempo reale

01/12/2020 Ore 20.00

 

  Deceduti Deceduti  
  Situazione Situazione Totali
Stati Precedente Attuale Reali
  1.469.685 1.480.383 10.698
  al 30/11/20 al 01/12/20  
★Stati Uniti 273.226 274.945 1.719
★Italia 55.576 56.361 785
★Regno Unito 58.448 59.051 603
★Russia 39.895 40.464 569
★Germania 16.663 17.188 525
★Polonia 17.150 17.599 449
★India 137.517 137.933 416
★Francia 52.325 52.731 406
★Iran 48.246 48.628 382
★Brasile 172.866 173.229 363
★Messico 105.655 105.940 285
★Argentina 38.473 38.730 257
★Ucraina 12.327 12.548 221
★Bulgaria 3.814 4.035 221
★Romania 11.331 11.530 199
★Turchia 13.746 13.936 190
★Colombia 36.584 36.766 182
★Ungheria 4.823 4.977 154
★Austria 3.184 3.325 141
★Svizzera 4.753 4.893 140
★Indonesia 16.945 17.081 136
★Svezia 6.681 6.798 117
★Grecia 2.406 2.517 111
★Canada 12.045 12.146 101
★Belgio 16.547 16.645 98
★Croazia 1.786 1.861 75
★Portogallo 4.505 4.577 72
★Marocco 5.846 5.915 69
★Pakistan 8.025 8.091 66
★Olanda 9.376 9.438 62
★Sud Africa 21.477 21.535 58
★Slovenia 1.435 1.490 55
★Giordania 2.751 2.802 51
★Iraq 12.258 12.306 48
★Serbia 1.604 1.652 48
★Bosnia Erzegovina 2.681 2.727 46
★Perù 35.923 35.966 43
★Tunisia 3.219 3.260 41
★Azerbaijan 1.392 1.433 41
★Ecuador 13.423 13.461 38
★Costa Rica 1.690 1.726 36
★Georgia 1.267 1.303 36
★Macedonia del Nord 1.731 1.763 32
★Bangladesh 6.644 6.675 31
★Myanmar 1.941 1.972 31
★Armenia 2.164 2.193 29
★Slovacchia 839 868 29
★Filippine 8.392 8.418 26
★Afghanistan 1.774 1.797 23
★Repubblica Ceca 8.273 8.295 22
★Algeria 2.410 2.431 21
★Nepal 1.508 1.529 21
★Chile 15.410 15.430 20
★Giappone 2.119 2.139 20
★Panama 3.060 3.079 19
★Moldavia 2.304 2.323 19
★Montenegro 487 504 17
★Irlanda 2.053 2.069 16
★Libano 1.018 1.033 15
★Palestina 732 747 15
★Egitto 6.636 6.650 14
★Sudan 1.235 1.249 14
★Paraguay 1.743 1.756 13
★Libia 1.183 1.196 13
★Lituania 506 519 13
★Albania 810 822 12
★Arabia Saudita 5.896 5.907 11
★Kosovo 1.005 1.016 11
★Honduras 2.909 2.918 9
★Danimarca 837 846 9
★Lussemburgo 321 330 9
★Bielorussia 1.158 1.166 8
★Guatemala 4.171 4.178 7
★Oman 1.423 1.430 7
★El Salvador 1.114 1.120 6
★Bolivia 8.952 8.957 5
★Kenya 1.469 1.474 5
★Kyrgyzstan 1.271 1.275 4
★Emirati Arabi Uniti 572 576 4
★Siria 413 417 4
★Latvia 206 210 4
★Uganda 201 205 4
★Mali 152 156 4
★Malta 137 141 4
★Sri Lanka 118 122 4
★Israele 2.864 2.867 3
★Venezuela 894 897 3
★Malaysia 360 363 3
★Estonia 118 121 3
★Repubblica Dominicana 2.331 2.333 2
★Yemen 617 619 2
★Uzbekistan 608 610 2
★Angola 346 348 2
★Norvegia 332 334 2
★Mauritania 175 177 2
★Polinesya Francese 73 75 2
★Niger 70 72 2
★Kuwait 880 881 1
★Zimbawe 276 277 1
★Jamaica 257 258 1
★Quatar 237 238 1
★Haiti 232 233 1
★Guyana 150 151 1
★Belize 147 148 1
★Cuba 135 136 1
★Costa d'Avorio 131 132 1
★Uruguay 76 77 1
★Spagna 45.069 45.069 0
★Cina 4.634 4.634 0
★Kazakhstan 1.990 1.990 0
★Ethiopia 1.706 1.706 0
★Nigeria 1.173 1.173 0
★Australia 908 908 0
★Corea del Sud 526 526 0
★Camerun 437 437 0
★Finlandia 399 399 0
★Zambia 357 357 0
★Bahrain 341 341 0
★Senegal 333 333 0
★Repubblica Democratica del Congo 333 333 0
★Ghana 323 323 0
★Madagascar 251 251 0
★Malawi 185 185 0
★Bahamas 163 163 0
★Nicaragua 160 160 0
★Namibia 151 151 0
★Guadalupe 149 149 0
★Monzambico 131 131 0
★Gambia 123 123 0
★Eswatini 122 122 0
★Trinidad e Tobago 120 120 0
★Suriname 117 117 0
★Somalia 113 113 0
★Hong Kong 109 109 0
★Capo Verde 105 105 0
★Chad 101 101 0
★Congo 94 94 0
★Tajikistan 86 86 0
★Equatorial Guinea 85 85 0
★Liberia 83 83 0
★Guinea 76 76 0
★Andorra 76 76 0
★Sierra Leone 74 74 0
★Guiana Francese 70 70 0
Totali senza inferiori a 70 1.469.763 1.480.060 10.297

Tabella Mesi

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mercoledì 2 dicembre 2020

Covid, piano vaccini: 202 milioni di dosi entro il primo trimestre 2021.

Oggi il ministro della Salute Roberto Speranza presenterà al Parlamento il piano vaccini contro il Covid: in partenza non ci sarà l’obbligatorietà ma si lavorerà su persuasione e informazione. L’obiettivo è l ’immunità di gregge, vuol dire vaccinare 40 milioni di italiani. Si sta avvicinando il momento in cui le prime dosi arriveranno in Europa e tutti i Paesi Ue devono essere pronti. L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha in programma di decidere se approvare il vaccino sviluppato da Pfizer e Biontech entro il 29 dicembre e quello di Moderna entro il 12 gennaio. Questo è il primo passaggio, poi sarà la Commissione Ue ad autorizzare i vaccini sulla base del parere scientifico dell’Ema. AstraZeneca, che sta sviluppando il vaccino con l’Università di Oxford, ha invece fatto sapere che consegnerà la documentazione per l’approvazione alle agenzie regolatorie tra una settimana.

Il piano

Ieri il ministro Speranza, illustrando il piano in una riunione a Palazzo Chigi, alla presenza anche del premier Giuseppe Conte, ha spiegato — secondo fonti della maggioranza — che saranno disponibili «202 milioni di dosi di vaccino» anti-Covid dal primo trimestre 2021 e che ogni dose, in base alle conoscenze attuali, «ha bisogno di richiamo e non sappiamo per quanto ci sia immunità». Tra i primi vaccini disponibili ci sarà quello della Pfizer, che arriverà «tra il 23 e il 26 gennaio» e le dosi «andranno ai 300 punti individuati, che sono direttamente gli ospedali». La distribuzione del vaccino sarà interamente statale: la gestione sarà centralizzata e il vaccino sarà distribuito secondo decisioni mediche e scientifiche. Sarà coinvolto l’esercito. Le dosi andranno inizialmente alle categorie più a rischio: personale medico-sanitario e rsa, over-80, poi alla fascia 60/70 anni e a seguire gli altri gruppi, come i lavoratori essenziali, inclusi quelli della scuola. Dopo ci sarà la vaccinazione di massa, saranno usati grandi spazi pubblichi, palestre, fiere. Ci sarà un doppio monitoraggio, con vigilanza sulle vaccinazioni e sorveglianza immunologica. In base al piano non sarà possibile far coincidere l’eventuale terza ondata con la campagna vaccinale, dunque è fondamentale che la curva epidemiologica cali.

La procedura Ue

Dopo il parere dell’Ema seguiranno due fasi «molto importanti», ha spiegato un portavoce della Commissione Ue in conferenza stampa: «Prima c’è la consegna dei vaccini da parte dei produttori agli Stati membri, i cui termini vanno concordati tra gli Stati e i produttori». Una volta consegnate le dosi, «i Paesi Ue potrebbero voler trasportare le dosi dall’hub centrale in altri centri di vaccinazione. Questa è responsabilità degli Stati membri». L’autorizzazione all’immissione in commercio di un vaccino è «una decisione che dovrà essere presa d’emergenza», ha proseguito il portavoce. Quindi una volta che l’Ema avrà dato il via libera, la Commissione «farà tutto il possibile per arrivare a una decisione molto rapida», che potrebbe giungere, compresa la consultazione degli Stati membri in comitato, nel giro di un «paio di giorni». I pareri su entrambi i vaccini, ha fatto sapere l’Ema, arriveranno se i dati presentati saranno sufficientemente solidi e completi per dimostrare la qualità, la sicurezza e l’efficacia del vaccino. «Il punto importante è che tutti gli Stati membri avranno un accesso uguale a tutti i vaccini, e saranno gratuiti, perché il vaccino è stato interpretato come un bene comune», ha spiegato Sandra Gallina, direttrice generale per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione.

Le linee guida

In attesa della vaccinazione di massa è necessario continuare con le misure di protezione e le precauzioni. «C’è una luce in fondo al tunnel — ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen — ma dobbiamo essere disciplinati fino a che avremo una vaccinazione appropriata». Secondo la presidente «se tutto va bene, i primi cittadini europei potrebbero essere vaccinati prima della fine di dicembre e questo sarebbe un enorme passo verso il ritorno a una vita normale». Oggi la Commissione presenterà le nuove linee guida in vista delle vacanze natalizie. Secondo una bozza, Bruxelles sconsiglierà cerimonie religiose affollate e raccomanderà di prolungare le vacanze scolastiche per evitare l’insorgere di focolai nelle classi.

lunedì 30 novembre 2020

L'ecografia al polmone può diagnosticare il covid: studio dell’ospedale Molinette di Torino.

Una ecografia del polmone può diagnosticare la polmonite da Covid 19 già in Pronto soccorso. Lo ha stabilito uno studio dell’ospedale Molinette di Torino, appena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Annals of Emergency Medicine, in base al quale l’aggiunta dell’ecografia polmonare, eseguita insieme alla visita medica, ha permesso di identificare correttamente casi di polmonite da COVID-19 - quasi il 20% - tra quanti erano stati erroneamente catalogati, in base al risultato del primo tampone naso-faringeo, come negativi.

La rapida e corretta identificazione dei pazienti con polmonite da Covid-19 in Pronto soccorso consente di isolare precocemente i soggetti malati, limitando la diffusione dei contagi non solo all’interno dell’ospedale, ma anche fuori dall’ospedale, grazie alle misure di isolamento applicate ai contatti stretti.

Nel corso dello studio sono stati arruolati 228 pazienti con sintomi suggestivi per Covid-19, di cui 107 diagnosticati come affetti da polmonite da Covid in seguito al riscontro di positività del tampone naso-faringeo. L’aggiunta dell’ecografia, eseguita insieme alla visita medica, ha permesso di identificare correttamente altri 21 casi di polmonite da Covid tra quanti erano stati erroneamente catalogati come negativi in base al risultato del primo tampone.

domenica 29 novembre 2020

Covid-19, ministro Speranza firma due nuove Ordinanze per contrastare la diffusione del virus.

immagine uomo con mascherina

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato due nuove Ordinanze volte a contrastare la diffusione del nuovo coronavirus.

La prima Ordinanza, firmata il 27 novembre, dispone il passaggio nell’area arancione per le Regioni Calabria, Lombardia e Piemonte e nell’area gialla per le Regioni Liguria e Sicilia. Il provvedimento entrerà in vigore il 29 novembre.

La seconda Ordinanza, firmata anch’essa il 27 novembre, rinnova le misure restrittive vigenti disposte con il provvedimento del 13 novembre scorso per le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche, che restano in zona arancione, e per le Regioni Campania e Toscana, che restano in zona rossa.

Le Ordinanze restano in vigore fino al 3 dicembre 2020. 

Complessivamente, quindi, la ripartizione delle Regioni nelle diverse aree è attualmente la seguente:

  • Area gialla: Lazio, Liguria, Molise, Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Sicilia, Veneto
  • Area arancione: Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia,  Marche, Piemonte, Puglia, Umbria
  • Area rossa: Abruzzo, Campania, Toscana, Valle d’Aosta, Provincia Autonoma di Bolzano.

Come, dove e in che condizioni si diffonde il Covid-19? L'immunologa Viola spiega uno studio su Science.

Come, dove e in che condizioni si diffonde il Covid-19? Una recente ricerca getta nuova luce sull’argomento. “Attraverso indagini di tracciamento a Hunan, Cina, i ricercatori hanno potuto analizzare come avviene la trasmissione di SARS-CoV-2”, scrive su Facebook l’immunologa Antonella Viola nell’incipit di un post in cui riassume i principali risultati di uno studio epidemiologico appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Science.

“Il rischio di trasmissione del virus dipende da quanto strette sono le interazioni sociali: il rischio è basso nelle interazioni di comunità (ristoranti, intrattenimento e trasporti), intermedio per gli eventi sociali (amici e familiari non conviventi) e massimo nello stesso nucleo abitativo. Tutto questo conferma che la trasmissione di SARS-CoV-2 è facilitata dalla vicinanza, dagli ambienti chiusi e dall’alta frequenza di contatti”, scrive la scienziata.

 “Lo studio suggerisce anche che le misure restrittive abbiano impatti diversi sulle varie situazioni di contagio, di fatto spostando e confinando la trasmissione all’interno dei contatti familiari” prosegue Viola, spiegando: “I ricercatori suggeriscono anche che le misure restrittive devono essere disegnate sulla base delle capacità di tracciamento e di diagnostica della comunità. Questo vuol dire che, in aggiunta al numero di contagi, per decidere che misure adottare bisogna valutare l’efficacia del sistema di tracciamento e le potenzialità di effettuare test del territorio”.

L’immunologa continua sottolineando che un “dato molto interessante” è rappresentato dal fatto che “il 63% degli eventi di trasmissione è causato da persone pre-sintomatiche. Questo complica molto le cose dal punto di vista della gestione dell’epidemia perché se isoliamo persone già sintomatiche stiamo agendo troppo tardi. Bisognerebbe invece cercare di identificare molto precocemente i contagi, attraverso un’intensa attività di tracciamento, in modo da agire su pre-sintomatici e asintomatici”.

Si passa poi ai dati inerenti la suscettibilità all’infezione (rischio di infettarsi):  “Sembra evidente che i bambini (0-12 anni) abbiano un minore rischio di contagiarsi (rispetto alla fascia di età 26-64 anni). Inoltre, le persone con più di 65 anni hanno un maggiore rischio di contrarre l’infezione. Questo significa che con l’età non aumenta solo la suscettibilità alla malattia (malattia più severa) ma anche all’infezione”, aggiunge Viola.

“Per quanto riguarda l’infettività (la probabilità di diffondere il contagio) i ricercatori non hanno trovato nessuna differenza nelle varie fasce di età. Quindi, da questi dati, sembrerebbe che i bambini siano meno suscettibili ma ugualmente contagiosi. Questo dato riapre la discussione sul ruolo dei bambini nella diffusione del virus ed è in contrasto con altri dati epidemiologici precedentemente pubblicati”, conclude l’immunologa.

Covid-19: gli effetti persistono anche dopo la guarigione.

Le implicazioni a lungo termine del coronavirus potrebbero potenzialmente compromettere la salute di migliaia di persone. Lo rivela un nuovo studio effettuato presso il National Institute for Health Research, secondo cui i «postumi» della malattia durerebbero a lungo, anche dopo la fine del trattamento e la guarigione dei pazienti.

«È sempre più chiaro che, per alcune persone, l’infezione del Covid-19 è un problema a lungo termine, che può arrivare anche a cambiare le loro vite», si legge nel rapporto dei ricercatori.

Difficoltà respiratorie, problemi di cuore, problemi renali e condizioni della pelle sono tra i sintomi identificati dagli esperti di salute. Nei casi più gravi, anche un danneggiamento degli organi (polmoni e cuore), stato di stanchezza cronica e persistenza dei sintomi normalmente presenti durante il corso della malattia.

La maggior parte delle persone contagiate, fortunatamente, è in grado di recuperare uno stato di salute ottimale nel giro di qualche settimana, ma gli esperti contano sempre più casi di pazienti con complicanze.

Una sindrome tanto comune da essere già stata rinominata «Long Covid» (letteralmente “Covid lungo”), che può rappresentare un «peso significativo sull’NHS» (la sanità pubblica nazionale britannica), come sostiene la dottoressa Elaine Maxwell, leader dello studio.

«Il nostro obiettivo è che i servizi sanitari e lo staff usino questo rapporto per meglio comprendere le esperienze dei pazienti, e fornire loro un adeguato accesso ai trattamenti, alle cure e al supporto di cui hanno bisogno», ha dichiarato la dottoressa Maxwell.

sabato 28 novembre 2020

Ecco la nuova mappa a zone: cosa si può fare adesso.

Fotogramma

Con l'arrivo degli ultimi dati settimanali sulla pandemia di Covid-19 diffusi dall'Istituto Superiore di Sanità, la mappa dell'Italia cambia colore per l'ennesima volta.

Zona rossa, arancione e gialla

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, è pronto a firmare una nuova ordinanza con cui saranno rinnovate le misure restrittive vigenti relative alle seguenti Regioni, attualmente in zona rossa: Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche e Toscana.

Allo stesso tempo Calabria, Lombardia e Piemonte passeranno presto all'area arancione, mentre Liguria e Sicilia finiranno dalla zona arancione all'area gialla. L'ordinanza sarà valida a partire dal prossimo 29 novembre e resterà in vigore fino al 3 dicembre 2020. Tutto confermato, invece, nelle restanti Regioni.

Ricapitolando, le Regioni arancioni sono Calabria, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Basilicata, Puglia, Friuli Venezia Giulia. In zona gialla troviamo: Liguria, Sicilia, Sardegna, Lazio, Molise, Veneto, Provincia autonoma di Trento. Infine la zona rossa, con la Provincia autonoma di Bolzano, Toscana, Abruzzo, Campania, Valle d'Aosta.

Zona gialla

I divieti e le restrizioni, come sappiamo, variano da zona a zona. In fascia gialla è prevista la didattica a distanza per scuole superiori e divieto di uscita nel periodo compreso tra le 22 e le 5 del mattino. Ci si può spostare liberamente all'interno della propria Regione, anche se è consigliato farlo solo per motivi di necessità. Chiuse tutte le attività commerciali nella fascia notturna. Chiusi anche musei, sale bingo e centri scommesse. Per il resto, i centri commerciali saranno chiusi nei weekend. Sospesi i concorsi. Raccomandato lo smart working. La capienza massima per i trasporti locali scende al 50%.

Zona arancione

In zona arancione è vietato uscire dal proprio Comune, tranne per lavoro, istruzione, salute o per altre necessità inderogabili, con autocertificazione. È invece possibile spostarsi all'interno del proprio Comune, dalle 5 alle ore 22, senza autocertificazione. Nelle ore notturne si può uscire, muniti di autocertificazione, solo per comprovate esigenze.

Riaprono le attività commerciali. Bare ristoranti possono effettuare asporto e consegna a domicilio, mentre è vietata la consumazione sul posto. Sono sconsigliati gli inviti a casa di persone estranee al nucleo familiare ed è consigliato lo smart working. Restano ovviamente in essere lo scaglionamento degli ingressi nei locali, il rispetto del distanziamento di sicurezza di almeno un metri nei luoghi pubblici e la sanificazione degli spazi espositivi nel caso dei negozi.

Prevista, inoltre, la didattica a distanza per scuole superiori e università. Semaforo rosso durante le giornate festive e prefestive nei negozi presenti nei centri commerciali, tranne farmacie, parafarmacie, edicole, tabacchi e punti vendita di generi alimentari. Chiusi, infine, teatri, piscine, centri benessere e musei.

Zona rossa

In zona rossa vigono le misure più restrittive. È vietato ogni spostamento, anche all'interno del proprio Comune, in qualsiasi orario, tranne che per i soliti motivi di necessità o lavoro. Vietati anche gli spostamenti tra un Comune e l'altro. Chiusi bar e ristoranti e asporto consentito fino alle ore 22 (per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni).

Prevista inoltre la chiusura di tutti i negozi, tranne supermercati e attività di vendita di beni alimentari e di necessità. Restano aperte edicole, farmacie, lavanderie, parrucchieri; chiusi i centri estetici. Capitolo scuola: rimangono aperte solo le scuole dell'infanzia, le elementari e la prima media.  

venerdì 27 novembre 2020

La rara malattia porta all'indebolimento dei muscoli.

L’infezione da Covid-19 può provocare la miastenia gravis, una rara malattia autoimmune che causa complicanze neurologiche. Lo ha rivelato un team di esperti a seguito di alcuni studi. I sintomi, riscontrati in diversi pazienti positivi al tampone molecolare, sono l’indebolimento dei muscoli, diplopia (la percezione doppia delle immagini), disfagia (difficoltà nella deglutizione) e ipofonia (indebolimento della voce).

Cosa è la miastenia gravis

Si tratta di una patologia autoimmune piuttosto rara nella quale l’organismo crea anticorpi che vanno a colpire la giunzione neuromuscolare, il punto di contatto dove i segnali elettrici dei neuroni vengono trasmessi alle fibre muscolari. Il risultato è un difetto nella trasmissione nervosa, con conseguente debolezza a carico di uno o più gruppi di muscoli“. Lo ha spiegato Domenico Restivo, professore del Dipartimento di Medicina dell’Ospedale Garibaldi di Catania, che ha coordinato lo studio sulla correlazione tra miastenia gravis e Coronavirus.

Lo studio è stato effettuato su tre pazienti anziani risultati positivi al tampone. Oltre alla febbre alta per diversi giorni, tutti presentavano affaticamento muscolare diplopia; uno di loro anche disfagia; un’altra anche ptosi oculare bilaterale e ipofonia.

Qual è la correlazione con il Covid

Che alcune infezioni possano scatenare patologie neurologiche autoimmuni è un fenomeno già noto. Ora sappiamo che anche il virus SARS-CoV-2 è capace di causare questo effetto“, ha spiegato Diego Centonze, co-autore dello studio.

Il Coronavirus, secondo gli esperti, può innescare la miastenia gravis in due modi. Il primo è la produzione di anticorpi che aggrediscono i recettori delle giunzioni neuromuscolari, che in alcune parti sono simili al patogeno. Il secondo è un’alterazione del sistema immunitario.

giovedì 19 novembre 2020

La cura per il Covid-19 che potrebbe essere anche più utile del vaccino.

Al momento, tutti gli occhi sono puntati sui vaccini. Ed è su di essi che si scommette per mettere finalmente fine alla pandemia da nuovo Coronavirus. Ma in attesa che i vaccini sviluppati da Pfizer, Moderna e gli altri colossi farmaceutici arrivino a destinazione (e anche in seguito), resta di fondamentale importanza individuare i farmaci più efficaci per aiutare a guarire in tempi rapidi, e con meno complicanze possibili, chi il Covid-19 l’ha già contratto.

Da questo punto di vista, finora abbiamo avuto tante promesse, qualche bufala e ben poche soddisfazioni. Una di queste è rappresentata dal desametasone, che nei casi gravi in cui è richiesto ossigeno supplementare ha dimostrato di agire con un certo successo, attenuando le infiammazioni soprattutto a livello polmonare. Ma c’è tutta un’altra classe di farmaci, finora poco noti, che agisce proprio per placare le infiammazioni ormai fuori controllo e che lavora direttamente sul cosiddetto sistema del complemento.

Andiamo con ordine: il sistema del complemento – costituito da circa 30 proteine che circolano nel sangue – è un elemento del sistema immunitario che gioca un ruolo fondamentale nella protezione contro le infezioni, uccidendo i batteri e avvertendo le cellule del sistema immunitario di entrare in azione. Tutto questo lavoro viene svolto attraverso il rilascio dei “prodotti dell’attivazione”, che provocano l’infiammazione locale nel punto infettato causando il rossore, il dolore e il gonfiore a cui siamo abituati.

In poche parole, il sistema del complemento entra in azione quando è necessario sconfiggere un’infiammazione. Ma c’è un problema: lo stesso complemento può, in alcuni casi, danneggiare e uccidere le nostre cellule. “Nella maggior parte delle situazioni, il sistema del complemento viene spento una volta che l’infezione è stata affrontata, senza danni auto-inflitti”, spiega The Conversation. “In alcune circostanze, il complemento può però dare vita a una reazione a catena che sfugge al controllo, causando sempre più infiammazioni”. È ciò che avviene nel caso della sepsi (o setticemia), causata da un’eccessiva risposta infiammatoria del sistema. Ed è esattamente ciò che sembra avvenire anche nei casi più gravi di Covid-19.

Quando si analizza il sangue dei pazienti gravi di Covid, vengono infatti individuati degli alti livelli di “prodotti dell’attivazione” del complemento. Questi si attaccano alle cellule del sangue e alle cellule che rivestono i vasi sanguigni, causando danni diretti e provocando ulteriori infiammazioni, dando così il via a un pericolosissimo circolo vizioso in cui vengono prodotti sempre più driver di infiammazione, tra cui le citochine.

È per questa ragione che sono attualmente allo studio numerosi farmaci che prendono di mira proprio le citochine. Ma dal momento che all’origine di tutto ciò c’è il sistema del complemento, è su di esso che, sempre di più, si stanno concentrando le attenzioni dei ricercatori. Riassumendo: i casi più severi di Covid-19 sono spesso causati dall’azione anti-infiammatoria del complemento, andata però fuori controllo. Usare dei farmaci per bloccare l’azione del complemento potrebbe essere un trattamento promettente per portare alla guarigione i pazienti gravi di Covid-19.

Questi farmaci si sono già dimostrati efficaci nel trattare alcune rare malattie del sangue e dei reni, ma poiché si tratta di malattie rare – e poiché questi farmaci sono molto costosi – sono uno strumento ancora poco noto anche all’interno della comunità medico-scientifica. “Ma quando è diventato chiaro che l’infiammazione fuori controllo è una componente importante dei casi gravi di Covid, le persone che conoscono questi farmaci – aziende, dottori e ricercatori – hanno subito avanzato la necessità di sperimentare gli inibitori del complemento”, prosegue The Conversation.

Fino a questo momento, l’efficacia dei farmaci inibitori è stata studiata solo su piccoli gruppi di persone e non ci sono di conseguenza prove certe della loro efficacia. È però stato notato che il blocco dell’azione del complemento ha ridotto l’infiammazione rapidamente e portato a miglioramenti rapidi e persistenti della respirazione dei pazienti. Al momento, quindi, la priorità è quella di condurre studi più ampi e approfonditi, una dozzina dei quali sono già partiti.

Ci sono però anche dei rischi. Il sistema del complemento è infatti un elemento importantissimo della nostra difesa contro i batteri: bloccare la sua azione rischia quindi di provocare nuove infezioni. Ma dal momento che questi farmaci vengono usati, seppure raramente, ormai da parecchio tempo, è anche noto come questi pericoli vadano gestiti. In particolare, per ridurre i rischi è sufficiente affrontare una terapia antibiotica contemporaneamente al trattamento dei farmaci inibitori del complemento; soprattutto dal momento che sono sufficienti poche settimane perché i farmaci inibitori – tra cui uno dei più promettenti è ravulizumab – facciano effetto sui pazienti di Covid.

Un altro problema è rappresentato dal costo, una singola dose proprio di ravulizumab costa circa 5.400 euro. Poiché l'azione è però di lungo termine (almeno un mese nel caso del ravulizumab), una o due dosi potrebbero essere sufficienti per portare alla guarigione i pazienti che hanno bisogno di questo trattamento. Un ultimo aspetto è relativo all’efficacia di questi farmaci, che – qualora confermata – contrasterebbe comunque solo i casi gravi di Covid, in cui, come detto, la risposta immunitaria del nostro sistema è andata fuori controllo. Per trattare i casi lievi, invece, rischierebbe di essere addirittura dannosa, andando a incrementare il pericolo d’infezione.

Si tratterebbe in ogni caso di una nuova arma per contrastare il virus e per contribuire alla guarigione delle oltre 100mila persone che al momento, in tutto il mondo, si trovano in terapia intensiva (e anche tutte quelle che stanno comunque affrontando una forma grave di Covid). Gli studi sono in corso, non resta che attendere per sapere se – oltre al fatidico vaccino – avremo al nostro arco un’altra fondamentale freccia per combattere il Covid-19.
 

 

mercoledì 18 novembre 2020

Coronavirus, l'indice Rt. I chiarimenti dell'Iss: "Ecco perché è affidabile"

Roma, 17 novembre 2020 - L'indice di trasmissibilità Rt è affidabile, anche se non tiene conto degli asintomatici, lo chiarisce l'Istituto Superiore di Sanità su alcune slide nel sito uffficiale. Contrariamente alle critiche mosse sulla sua affidabilità, l'indice Rt è calcolato sui casi sintomatici e su quelli ospedalizzati, permettendo di utilizzare un criterio "stabile e costante"

Invece, sottolinea l'Iss, basare Rt sugli asintomatici "farebbe dipendere la sua stima da quanti screening o contact tracing è capace di effettuare ogni singolo territorio". Ricordando che il sistema dall'inizio dell'epidemia a oggi ha indicato "correttamente dove e quando aumentava la trasmissione e quindi il numero di nuove infezioni e la pressione sul sistema sanitario".

Altro chiarimento in merito al calcolo dei dati epidemici pubblicate sul sito dell'Istituto superiore di sanità riguarda i dati relativi al monitoraggio: "sono aggiornati". Sono costruiti tenendo conto dei tempi di incubazione del virus e gli indicatori utilizzati sono quelli più recenti di cui è possibile garantire l'affidabilità del dato. Ci sono poi calcoli che permettono di stimarne l'andamento e di ragionare sulla proiezione al periodo attuale, spiega il sito. 

Il sistema costruito per la valutazione del rischio epidemico non è troppo complesso, la presenza di diversi indicatori, spiega l'Iss, "permette di limitare e controbilanciare gli effetti negativi dovuti al fatto che la pressione sui sistemi sanitari può avere qualche effetto negativo sulla completezza dei dati".

Sempre in alcune cards di spiegazione in merito al calcolo dei dati si legge che il tasso di occupazione delle terapie intensive e delle aree mediche è un indicatore solido, per questo non se ne descrive il flusso in entrata e uscita. 

L'Iss spiega anche che un aumento delle infezioni, in merito alle procedure per la valutazione del rischio, "provoca non solo un aumento del numero dei nuovi accessi ma anche la progressiva saturazione degli stessi. Pertanto il tasso di occupazione rappresenta un indicatore più utile per identificare quando la disponibilità di posti letto rischia di non essere più sufficiente".

Infine sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità si ricorda che "non tutti i dati disponibili sono pubblicati in un database interrogabile perchè non tutti i dati sono pubblici e disaggregati per garantire il rispetto delle norme che nel nostro Paese tutelano la privacy e delle ordinanze che disciplinano la sorveglianza epidemiologica".

Rezza: Rt affidabile

"Rt è un parametro fondamentale per predire come sta andando l'epidemia, perchè è il primo indicatore per capire se l'epidemia accelera o no. A volte però facciamo un errore: se Rt scende a 1,2 non è bene perchè l'epidemia comunque cresce. La scorsa settimana era 1,4 ma prima era una 1,7, ma ancora non possiamo vedere una diminuzione dei casi e delle terapie intensive. Quando andiamo a Rt sotto 1 allora epidemia decresce", le parole del direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza alla conferenza stampa al ministero sulla situazione epidemiologica.

Brusaferro: alcuni indicatori richiedono più tempo

Il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, ha aggiunto che gli Indicatori sono un mix tra indicatori tempestivi e altri che richiedono piu tempo per la raccolta, come il tempo di incubazione. L'insieme di elementi che si raccolgono tiene conto di questa variabilità. 

Merler: asintomatici quota instabile

"Calcoliamo l'Rt da due sorgenti di dati: la serie temporale di dati sintomatici e la data di inizio sintomi. Non consideriamo gli asintomatici perchè essi sono una quantità molto instabile nel tempo e quando c'e difficoltà nel contact tracing la loro quota diminuisce", ha spiegato Stefano Merler della fondazione Bruno Kessler.

martedì 17 novembre 2020

Ricerca Iss sull'immunità al Coronavirus dopo il contagio.

Secondo l’Iss, gli anticorpi Covid persisterebbero a lungo nell’organismo di chi ha contratto l’infezione. Alcuni ricercatori dell’Istituto ne hanno dimostrato la presenza nel tempo, a blocco della proteina spike del virus Sars-Cov-2.

Covid, ricerca Iss sugli anticorpi

Lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità è stato effettuato su un campione di circa 7mila persone, provenienti da 5 comuni del Trentino Alto Adige, tutti molto esposti alla prima ondata di Covid in Italia. Giovanni Rezza, della Direzione generale prevenzione del ministero della Salute, ne ha comunicato la notizia in una conferenza stampa video.

La ricerca nasce in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento, a seguito dell’indagine epidemiologica condotta durante l’estate a Canazei, Campitello di Fassa, Vermiglio, Borgo Chiese e Pieve di Bono-Prezzo. Qui, l’incidenza media dell’epidemia è stata pari al 23% con una mortalità del 2%.

Immunità al Covid

“Lo studio sulla persistenza degli anticorpi, coordinato da Paola Stefanelli sulla base di uno dei campioni più ampi a livello internazionale”, spiega Rezza, “ha dimostrato come dopo quattro mesi dall’infezione gli anticorpi verso la proteina ‘spike’ (di superficie) rimanevano nella grande maggioranza delle persone, mentre altri tendevano a sparire”. A livello di immunità, ciò significa che la maggior parte delle persone negativizzate, che presentano quindi gli anticorpi del Covid, sono protette da una seconda eventuale infezione. Dobbiamo essere comunque cauti, perché abbiamo ancora poche evidenze scientifiche fuori dai laboratori”, conclude cautamente Giovanni Rezza.